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Interviu Adrian Beian

 

A quanti anni sei arrivato in Italia e quanto ci hai messo ad ambientarti?

Sono arrivato in Italia all’età di 11 anni, a maggio del 1999. Ci ho messo poco per ambientarmi perché a quell’età, quando sei un ragazzino, è molto più facile socializzare e farsi nuovi amici, indifferentemente dove ti trovi.  Posso dire che l’unico fattore difficile che ho dovuto affrontare è stato il fatto che ho dovuto rinunciare ai miei parenti, compagni e amici dalla Romania, però con l’aiuto dei nuovi amici ho superato anche questa difficoltà e mi sono ambientato alla grande.

Come è stato il passaggio dalla scuola rumena a quella italiana?

Considero che sono stato molto fortunato, in una certa maniera. Mi ricordo che arrivai in Italia un sabato sera e il lunedì mattina ero già a scuola. Non ho avuto neanche il tempo di realizzare dove mi trovo che ero già assalito dalle domande dei compagni e dei professori. A quei tempi non c’erano così tanti ragazzi rumeni da queste parti, a differenza di oggi, quindi da una parte li capisco, erano curiosi! Sono stato anche avvantaggiato dal fatto che, prima di venire qui, con l’aiuto di una professoressa rumena madrelingua italiana, ho studiato la grammatica in modo da potermi capire con i nuovi compagni.

Qual è il comportamento dei compagni e dei professori con un ragazzo di un’altra nazionalità? Hai avuto difficoltà durante gli anni scolastici?

Da quello che mi ricordo, durante tutto il percorso scolastico non ho mai avuto problemi per quanto riguarda la mia nazionalità; non sono mai stato considerato uno straniero, né dai compagni né dai professori, probabilmente perché sono cresciuto qui e molte volte, quando mi sentivano parlare, non si accorgevano nemmeno che fossi rumeno.

Puoi fare un paragone tra il sistema scolastico rumeno e quello Italiano? Quali sono le differenze e le similitudini?

Posso affermare con certezza che il sistema scolastico rumeno è molto più preciso, più rigido e più preparato rispetto quello italiano, soprattutto nei primi anni di scuola. Non dico che in Italia non si studia o che i professori non hanno aspettative dai studenti, però, in Romania, i ragazzi ricevono una preparazione di base migliore. Ricordo che quando sono arrivato qui a scuola, in 4° elementare, la maestra di matematica spiegava argomenti che io in Romania avevo studiato un anno prima, forse anche due. I risultati si vedono se prendiamo in considerazione ciò che diventano gli studenti dopo aver finito l’università e non per niente la Romania è ai primi posti al mondo per quel che riguarda matematica e logica.

Per quanto riguarda le lingue straniere si può dire la stessa cosa; qui ho studiato francese solo un anno, in 5° elementare, mentre in Romania studiavo inglese già dalla 2° elementare. Tuttavia, al giorno d’oggi sono cambiate un po’ le cose e posso affermare che il sistema è cambiato anche in Italia, dato che, si studia inglese e francese sin dai primi anni di scuola. Questo cambiamento è una nota positiva dato che saper l’inglese è d’obbligo, soprattutto in Italia, un paese così bello dove si incontrano turisti ovunque. Avendo viaggiato molto posso dire che nel momento in cui sei un turista stai più tranquillo se vai in un paese dove sai che puoi comunicare facilmente in italiano. Purtroppo, al giorno d’oggi, in Italia, ciò non è possibile e questa è una nota negativa dato che molti, anche nelle grandi città, non hanno una buona preparazione di inglese.

Che università hai scelto qui a Roma e cosa ti ha spinto ha sceglierla?

Sono uno studente all’università di Ingegneria Edile a Tor Vergata. Dopo aver finito il liceo scientifico ho voluto continuare su questa strada. Da piccolo avevo una passione innata per la matematica, per i numeri e per le costruzioni, quindi in qualche modo ho scelto l’università che ingloba tutte le mie passioni.

Quali sono le tue risorse economiche come studente a Roma, Italia?

In Italia l’università si paga annualmente, in 2 rate, una a novembre e una ad aprile. Il primo anno ho ricevuto una borsa di studio, quindi sono riuscito a sbrigarmela da solo dal punto di vista economico. Negli anni successivi ho avuto la fortuna di essere aiutato e sostenuto dai miei genitori, fortuna che forse altre persone non hanno avuto e per questo sono molto grato.

Che consiglio daresti ai giovani che sono rimasti in Romania? Vale la pena studiare nel loro paese natale o consiglieresti loro di emigrare?

Considero che se un giovane studente ha la possibilità di studiare in un altro paese, lo deve fare. Sono consapevole che è molto più difficile dal punto di vista economico, però sul piano umano e sociale una persona ha solo da guadagnare perché il confrontarsi con un’altra cultura, un altro stile di vita e un’altra mentalità ti fa crescere come persona non solo sul piano scolastico, ma anche per quanto riguarda la vita di tutti i giorni.

Descrivi la Romania dal tuo punto di vista. Pensi di tornare lì in futuro?

Da quando mi sono trasferito in Italia ho avuto la fortuna di poter tornare in Romania ogni anno. Vivendo qui e visitando il mio paese una o due volte l’anno hai modo di osservare e notare meglio i cambiamenti, le differenze e le trasformazioni che hanno luogo da quelle parti. Negli ultimi due anni la Romania è cresciuta tantissimo, soprattutto nelle grandi città. Basta pensare che Alba Iulia, la mia città natale, è diventata una delle più belle dal punto di vista turistico. Per non parlare di Cluj Napoca, altra città dove trascorro le mie vacanze e che frequento spesso. Ho avuto parte di uno “shock” positivo quando sono andato lì l’ultima volta, a maggio; nuove costruzioni ovunque, sia complessi residenziali che negozi e locali moderni. Questo non finisce qui perché, molto probabilmente, negli anni a venire, Cluj Napoca crescerà ulteriormente, grazie anche alle compagnie multinazionali che investono giorno dopo giorno da quelle parti e grazie anche all’aeroporto, il più trafficato dopo Bucarest.

Quindi, detto ciò, non è da escludere il fatto che un giorno potrei tornare in Romania, soprattutto in una città come Cluj dove le possibilità non mancano e con un po’ di fortuna e coraggio si possono mettere in pratica le proprie idee.

Quali sono i tuoi piani in futuro e quali sono le tue aspirazioni professionali?

Momentaneamente il mio obiettivo principale è finire l’università qui a Roma, dopodiché si vedrà ciò che mi riserva il futuro. Sul piano professionale sarei molto entusiasta se riuscissi a trovare un posto di lavoro nell’ambiente edile, dove poter mettere in pratica tutto ciò che ho studiato. Un posto di lavoro che mi dia soddisfazioni e che mi renda fiero. Se tutto ciò non dovesse accadere, mi considero comunque una persona che apprende facilmente e, al giorno d’oggi, a parte tutto quello che uno può studiare a scuola e all’università, molte volte ciò che conta è la buona volontà, l’ambizione e la capacità di adattarsi a tutte le situazioni che si presentano giorno dopo giorno.

 

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