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Romania tramite gli occhi di Evandro Rossetti

Romania tramite gli occhi di Evandro Rossetti

“Ho avuto la fortuna di conoscere e stare insieme ad Adrian Paunescu, Nichita Stanescu, Marin Sorescu, Romulus Vulpescu, Costanta Buzea, Eugen Seceleanu, Dorin Tudoran, alla crema della cultura romena, di cantare con tutti i più grandi cantanti ed attori, sulle scene di tutti i più importanti teatri e luoghi di cultura, ho imparato molto, no, moltissimo!”, afferma Evandro Rossetti, un italiano con origini rumene che ci ha parlato delle sue delle sue esperienze e ci ha fatto conoscere la Romania tramite i suoi occhi.

Quando siete andato per la prima volta in Romania, che aspettative avevate e quelle sono state le sue impressioni di questo paese?

La prima volta è stato nel lontano Luglio 1966, avevo 17 anni e andavo a conoscere la famiglia di mia madre che non vedeva da circa 20 anni!

Un viaggio allucinante in treno e a parte l’emozione di conoscere i  nonni, gli zii ed i cugini, non avevo idea di cosa avrei trovato. Un mese fantastico di vacanza, un esperienza unica, un paese straniero , una lingua diversa.

A quei tempi a Bucarest non c’era niente che somigliasse a quello che avevo lasciato a Roma, poche macchine, pochi negozi, poco di tutto, ma una bella e tranquilla città.

Come siete entrato a far parte da Cenaclul Flacara è come descrivereste questa esperienza, guardando indietro adesso?

Sono entrato a far parte del Cenaclul Flacara grazie alle conoscenze fatte. Durante il concorso canoro “Sarpele de aur” organizzato dall’Istituto di Medicina e Farmacia come rappresentante della facoltà di Stomatologia dove ero iscritto. Vinsi il terzo premio e nella giuria c’era un autorevole membro del Cenacolo che mi introdusse  nel gruppo.

Lei ha studiato alla Facoltà di Stomatogia in Romania. Come mai che nu ha rimasto in Bucarest?

Non sono rimasto perché una volta terminati gli studi non avevo più la possibilità di rimanere, anche perché erano tempi difficili e alcune situazioni personali non mi aiutavano a farlo.

Che cosa rappresenta la musica nella sua vita e che piani di futuro sia ha fatto in questo senso? 

La musica è sempre stata presente nella mia vita e sempre lo sarà.

Grazie a lei sono diventato famoso, sono stato un membro importante del Cenacolo, la mia canzone “Cosma Racoare” ancora oggi è un hit della musica folk, ancora oggi faccio parte dei Corifei della musica romena. Per il prossimo futuro? Spettacoli e un nuovo CD.

Come trova la Romania di quei tempi, rispetto a oggi, dopo 27 anni della rivoluzione?

La mia Romania (1970-1979) è completamente diversa dalla mia Romania

di oggi. Per me che venivo da un paese democratico non è stato semplice conformarmi alle  regole imposte dal regime, ma devo dire che attenendomici non è stato poi così difficile.

Oltretutto l’essere straniero mi dava molti privilegi, devo dire che comunque ho vissuto li gli anni più belli della mia gioventù! Oggi sono ancora legato ai vecchi amici di allora, ai ricordi e ai luoghi cari, anche se trovo che forse un eccesso di occidentalizzazione ha tolto il fascino specifico della città, ma rimane sempre il paese dove vorrei vivere.

Come a visito lei, che ha origini italiane e rumeni, la Rivoluzione dei anni ’90 e dove si trovava?

Vorrei precisare che io sono italiano di padre italiano, nato a Roma e la mia mamma, che purtroppo non c’è più, era nata a Bucarest. Ciò che è successo nel dicembre del 1989 l’ho vissuto tramite la TV e le conversazioni telefoniche con i parenti e gli amici .

Ero davvero angosciato per tutto quello che succedeva, ma ero cosciente che prima o poi sarebbe accaduto… non mi piace entrare nel merito della politica perché non avendo vissuto sulla mia pelle gli accadimenti di allora, non mi permetterò mai di giudicare.

Che cosa ha imparato e cosa vi ha rimasto in mente dal periodo che faceva parte dal Cenaclul Flacara e dalle persone intorno a lei?

Ho imparato molto, così come loro hanno imparato da me, ero l’unico straniero e ciò per quei tempi era un fatto straordinario! Io portavo la musica, la moda, un nuovo modo di cantare e comporre e, il fatto che lo facessi in romeno era ed è qualcosa di eccezionale.

Molti ancora oggi non credono che io sia italiano.

Quello che ho imparato da loro? Ho avuto la fortuna di conoscere e stare insieme ad Adrian Paunescu, Nichita Stanescu, Marin Sorescu, Romulus Vulpescu, Costanta Buzea, Eugen Seceleanu, Dorin Tudoran, alla crema della cultura romena, di cantare con tutti i più grandi cantanti ed attori, sulle scene di tutti i più importanti teatri e luoghi di cultura, ho imparato molto, no, moltissimo!

Che cosa pensa che possono imparare gli italiani dai rumeni, è gli rumeni da gli italiani?

A questa domanda è difficile rispondere. Malgrado si parli di culture neolatine, molte sono le differenze sostanziali. Prima di tutto i tempi di maturazione della democrazia, ancora giovane, quella romena, la cultura italiana e la sua storia millenaria, le diverse influenze delle altre culture durante le invasioni, gli usi ed i costumi. A volte simili, ma sempre molto specifici.

Dell’Italia si conosce tutto, ma come è successo a me gli italiani dovrebbero conoscere quello che purtroppo la Romania non fa sempre vedere.

Ho anche un altro rammarico,  ed è quello che la maggior parte degli italiani che hanno a che fare con la Romania sono ignoranti, superficiali, brave persone, ma limitate e che in fondo pensano più a cercare vantaggi, da tutti i punti di vista, che non davvero avere voglia, come fanno spesso vedere, di conoscere quello che di valore c’è da scoprire. Probabilmente anche molti romeni fanno la stessa cosa.

Dove si guadagna meglio, in Romania o in Italia?

Si guadagna bene ovunque, dipende quello che fai . Se sei bravo a rubare, se sei un grande professionista, se sei uno scienziato di fama se sei un bravo ristoratore, guadagni bene dappertutto.

Che ne pensa della comunità rumena in Italia e che rapporto ha con questi?

Questo è un capitolo un po’ delicato… debbo dire che in generale sono rimasto abbastanza deluso, per quello che ho conosciuto, da quelli che si ergono a rappresentare la comunità in tutti i suoi aspetti.

Attenzione! Non parlo di nessuno specificatamente, ma ho avuto l’impressione, meglio dire certezza, che inizialmente si cerca l’aggregazione e come si raggiunge un certo status, “si mana grebla se facu” un retaggio sicuramente derivato dagli insegnamenti delle sedute di partito di memoria comunista.

Altra cosa che trovo ridicola e che mi disturba molto è che spesso e volentieri se si incontrano due romeni e non si conoscono si sentono obbligati a parlare, anche al negozio vicino al mio studio dove le ragazze sono romene, in italiano.

Molti parlano con me in italiano anche quando sanno che io parlo romeno, e non sanno ne l’uno ne l’altra lingua, boh… Un’altra cosa che non capisco riguarda l’integrazione. La Romania è un paese moderno, sviluppato, con una gioventù preparata

A tutti i livelli e competitiva. Ad ogni manifestazione che si fa a Roma e non solo cosa rappresenta la cultura e la modernità? Le Ie, hora mici si bere, muzica populara che nessuno sopportava ma che dagli apparecchi di filodiffusione invadeva l’etere.

Tutti la odiavamo, quando nei primi anni settanta i figli dei fiori si vestivano con le ie, in Romania non le voleva nessuno, jeans  e minigonne, Vocea Americii si Europa libera per la musica . E qui ritorniamo a quegli italiani imbecilli che fanno finta di apprezzare per il loro tornaconto.

Prova ad andare in giro con un costume popolare a Timisoara, a Bucarest, a Sibiu, magari al Mall o in un bar del centro e poi mi sai dire. Se non si cambia mentalità, il processo di integrazione sarà difficile.

 

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