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Vera informazione per leggere la realtà

 

Vera informazione per leggere la realtà

Il 28 maggio (solennità dell’Ascensione) la Chiesa celebrerà la 51esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Per l’occasione Papa Francesco ha reso pubblico il messaggio dal titolo «Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”

Un giornale, ma anche i social, è come la macina di un mulino: spetta a chi scrive decidere se macinare grano o zizzania.

La mente umana è un processo sempre in azione, non smette mai di “macinare” ciò che riceve.  Sta a chi scrive decidere quale materia prima fornire.

La realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli „occhiali” con cui la si guarda. Montare lenti adeguate per leggere meglio per un cristiano vuol dire che per decifrare la realtà, la lente non può che essere quella della buona notizia, a partire dalla “Buona Notizia”.

Un certo giornalismo si basa solo sul rumore, non interessa il contenuto. A differenza di uno dei quattro pilastri dell’Evangelii Gaudium, quello che interessa è occupare spazi, basta esserci anche in presenza del nulla, e non costruire percorsi; il grano per maturare ha bisogno di radici ben salde per crescere, così le notizie devono avere solide fonti per non essere “peccati”.

Secondo papa Francesco, i più grandi peccati dei media sono la disinformazione, la calunnia e la diffamazione. Queste due ultime sono gravi, ma non tanto pericolose come la prima. La disinformazione è dire la metà delle cose, quelle che sono più convenienti per chi scrive  e non dire l’altra metà.

Scrivere da una città di provincia, rimanda subito alla figura dell’intellettuale, che, in un paese dagli ottomila campanili, rappresenta il nerbo della cultura italiana. I giornali locali, e soprattutto quelli di ispirazione cattolica, rappresentano un tessuto di relazioni dentro la vita delle comunità ecclesiali che pongono la comunicazione al servizio della pastorale. Il giornale è una “piazza” e i social ne sono l’estensione digitale, sono i “nuovi aeropaghi”  (At 17,22), luoghi dove proclamare il Vangelo.

Ma oggi la piazza deve diventare un ponte che collega e mette insieme anche i distanti. Chi scrive deve prestare cuore, intelligenza e penna a quanti oggi vivono e soffrono in un’Italia che troppo spesso ha smarrito gli occhiali con cui leggere la bellezza e le buone novelle. E’ necessario quindi capire la realtà con gli “occhi resi limpidi dallo Spirito Santo”.

di Roberto Papa

Avvenire LazioSette, domenica 21 maggio 2017

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